di Pietro Marcello Vincenzo Motta e Mary Monaco
di Maria Teresa
Con una settimana di ritardo rispetto alle altre città italiane, è approdato a Napoli “La bocca del lupo”, un “documentario drammatico” (definizione imprecisa di cui daremo conto in seguito) diretto dal regista napoletano Pietro Marcello.
Vincitore della scorsa edizione del Festival del Cinema di Torino, la seconda opera di Marcello (dopo il documentario “Il passaggio della linea”, premiato alla LXIV Mostra del cinema di Venezia) è giunta a Napoli, dopo il successo raccolto altrove e dopo che più voci indignate si erano alzate verso l’imbarazzante disinteresse delle sale cinematografiche partenopee: il cinema Filangieri ha quindi riparato, mettendolo in programmazione da venerdì scorso.
L’omonimo romanzo di Remigio Zena, da cui prende il titolo l’opera di Marcello, diviene il controracconto per la storia vera d’amore e di vita dei due protagonisti, Mary ed Enzo: un transessuale ed un siciliano che, incontrandosi in carcere, decidono di unire le loro vite a margine per oltre vent’anni.
La città è Genova, sfondo vivente e co-protagonista della storia, usata dal regista per intrecciare le atmosfere veriste del romanzo di Zena con il presente del protagonista.
Enzo, dopo aver scontato una lunga pena, non ritrova più i suoi luoghi, i suoi modi di vivere alla giornata, la propria identità che invece, riesce a rivivere solo nel suo amore straordinariamente normale e rendentivo per Mary.
Il produttore Zonta, nel commentare la notizia della vittoria al Festival di Torino, diceva “…non è una fiction, come gli altri in concorso, né un documentario, è ‘altro cinema’. Ai quali, dopo oggi, è stata aperta la porta nei festival”.
Personalmente la visione del film mi ha lasciato alcune perplessità: la storia vera alla base è senza dubbio forte e con diversi possibili piani narrativi, ma il lavoro di repertorio fatto per contestualizzare il romanzo di Zena mi è parso a più riprese forzato. Le potenzialità e le suggestioni che portavano in sé i due piani di racconto, forse, non sono stati ben amalgamati, ma il principio ispirativo è molto interessante.
Forse questo “altro cinema” aprirà nuove strade che, nell’opera di Marcello abbiamo solo intravisto, ma che siamo certi si spalancheranno presto agli occhi del pubblico e della critica.
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