Don Chisciotte con Franco Branciaroli

Mariateresa
2010
03.02

Franco Branciaroli in una scena del "Don Chisciotte"

di Maria Teresa

Progetto e regia di Franco Branciaroli con F. Branciaroli.

Teatro Bellini

Via Conte di Ruvo,14 Napoli

dal 16-21 febbraio 2010

Adoro Franco Branciaroli e quindi difficilmente mi troverete a criticarlo, ma questa volta mi ha letteralmente incantato presentando una opera carica di  tutta la sua verve fatta di humour e dramma, messa in scena in maniera personale e travolgente :“Don Chisciotte è un enorme trattato sull’imitazione: così come lui imita i cavalieri, io imito i cavalieri della scena”. Con questa premessa Franco Branciaroli scende in scena nel doppio ruolo di Don Chisciotte e Sancho Panza, cui dà, imitandole, le voci di Vittorio Gassman e Carmelo Bene.

“Li immagino nell’aldilà – spiega ancora Branciaroli – mentre confessano che avrebbero sempre voluto mettere in scena il libro più d’avanguardia che ci sia, il Don Chisciotte. Li faccio parlare e così, accanto ai personaggi dell’Hidalgo e di Sancho, riprenderanno vita anche i loro dialoghi, i loro battibecchi, il loro immaginario, i loro vezzi speculativi”.

E continua dicendo …Il procedimento corrisponde a un nascondermi…Come se escludessi i miei mezzi vocali. Ancora di più col Don Chisciotte evocante Gassman e Bene (o con Gassman e Bene che evocano il Cavaliere della Mancha e Sancho); in definitiva plasmo le voci degli altri, voci diventate mitiche, nobilmente manieristiche. Non è un caso che loro due siano riproducibili, reinventabili (è molto difficile riprodurre me, che non ho nulla di particolare a livello di gola), e va aggiunto che il nostro è un momento in cui non si può più granché affermare una voce, per il semplice motivo che in realtà non ti stanno più ad ascoltare..”

Franco Branciaroli in una scena del "Don Chisciotte"

Branciaoli si plasma mostrando miti e facendosi interprete del mito teatrale,  lasciando anche a Bene ed a Gassman un ruolo doppio: Gassman imita Bene e quest’ultimo imita Gassman mentre entrambi recitano il Faust di Marlowe.  Lo spirito di Dante viene evocato a giudicare chi dei due reciti meglio la Commedia, visto che ormai tutti e tre sono ormai vivi nell’aldilà,  aprendo così uno squarcio interpretativo ulteriore: il teatro di oggi ed i suoi interpreti e fruitori.

Una critica, come lui stesso ha ammesso, ad un teatro che oggi in Italia ha fermi miti artistici e fatica a vivere il mito con i nuovi autori.

Branciaroli infatti, afferma “Un gruppo di persone decide cosa è giusto e cosa non lo è (e questo andrebbe bene se le opzioni e i culti fossero davvero giusti: purtroppo sono spesso sbagliati), e queste persone sono tutto l’apparato decisionale coalizzato (dal critico ai direttori di teatro). La conseguenza è che la povera arte del teatro continua a pedalare a vuoto, il ricambio è costituito da fallimenti, e non c’è spazio per un contropotere. Allora ho sentito la tentazione di portare in scena i potenti: vedetevela con loro, con Gassman e Bene. Non è proprio esclusivamente un omaggio: è anche, quindi, una specie di resa dei conti”.

Il palco che vive nell’attore vivente che rievoca attori ed autori che non lo sono più, un flusso di energia, fuoco che coinvolge lo spettatore che, liberato da ogni parametro (spazio, tempo ma persino di quello del narrato) , viene accompagnato a vivere una esperienza di teatro pura nella sua essenza viva.

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