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	<title>MoonboW</title>
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	<description>Epistula non erubescit</description>
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		<title>Raiz&amp;Radicanto alla Comunità Ebraica</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 11:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MoonboW</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di MoonboW Una location suggestiva per il concerto di domenica 5 settembre di Raiz&#38;Radicanto, in occasione dell’XI Giornata Europea della Cultura Ebraica. La Sinagoga di Napoli aprirà le porte al nuovo progetto dal titolo Musica Immaginaria Mediterranea. I Radicanto, gruppo barese composto da Giuseppe de Trizio e Fabrizio Piepoli, accompagneranno l’ex-leader degli Almamegretta in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong><span style="color: #ff0000">MoonboW</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000"> </span></strong></p>
<div id="attachment_1434" class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><a href="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/Foto-Raiz.jpg"><img class="size-full wp-image-1434 " src="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/Foto-Raiz.jpg" alt="" width="480" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Raiz</p></div>
<p style="text-align: center">
<p>Una location suggestiva per il concerto di domenica 5 settembre di <span style="color: #ff0000"><strong>Raiz&amp;Radicanto</strong></span>, in occasione dell’<span style="color: #ff0000"><strong>XI Giornata Europea della Cultura Ebraica</strong></span>. La Sinagoga di Napoli aprirà le porte al nuovo progetto dal titolo <em><strong><span style="color: #ff0000">Musica Immaginaria Mediterranea</span></strong></em>.</p>
<p><span id="more-1423"></span></p>
<p>I Radicanto, gruppo barese composto da <span style="color: #ff0000"><strong>Giuseppe de Trizio</strong></span> e <span style="color: #ff0000"><strong>Fabrizio Piepoli</strong></span>, accompagneranno l’ex-leader degli Almamegretta in un percorso alla riscoperta di grandi classici, come di pezzi del gruppo, per ritrovare l’autenticità di una nuova canzone mediterranea popolare. Arrangiando la canzone napoletana come una cantiga sefardita o interpretando un tradizionale mediorientale come fosse una pop song, si traccia una mappa sonora che va dalla Spagna all’Israele, dal Marocco alla Grecia, mettendo in rilievo i punti di contatto ed il terreno comune su cui costruire un fertile scambio.</p>
<p>Un’operazione divenuta anche veicolo per la convivenza di tutte le diversità culturali, in una regione che soffre ancora di drammatici conflitti. Allo stesso tempo è il tentativo di sdoganare queste sonorità dal genere di musica “etnica”, formulandone una nuova identità panica e del tutto originale.</p>
<p>Insieme alla performance serale di <span style="color: #ff0000"><strong>Raiz</strong></span>, un’intera giornata di visite guidate alla Sinagoga ed una conferenza alla ricerca delle tangenze tra arte ed Ebraismo.</p>
<p><a href="http://www.napoliebraica.it">www.napoliebraica.it</a></p>
<p>Gratuito su prenotazione: 0817643480 e <a href="mailto:napoliebraica@gmail.com">napoliebraica@gmail.com</a></p>
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		<title>Felici vacanze! Ci si rivede a settembre</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 21:41:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MoonboW</dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/MW-beach.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1419" src="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/MW-beach.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a></p>
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		<title>Napoli allo Specchio: l’immagine riflessa. Artisti e Gallerie</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 18:15:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MoonboW</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di MoonboW Compiendo un percorso a ritroso, chiudiamo il cerchio tornando ai primi due temi della nostra indagine, ma stavolta avendo un quadro più completo della situazione generale. Ribadita la completa assenza di collaborazione e di comunicazione fra pubblico e privato, in un quadro istituzionale che anziché agevolare e sostenere l’attività dei galleristi e degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di<em> </em><strong><span style="color: #ff0000;"><em>MoonboW</em></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/MW-ring.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1409" src="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/MW-ring.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a><br />
</span></strong></p>
<p>Compiendo un percorso a ritroso, chiudiamo il cerchio tornando ai primi due temi della nostra indagine, ma stavolta avendo un quadro più completo della situazione generale.</p>
<p><span id="more-1407"></span></p>
<p>Ribadita la completa assenza di collaborazione e di comunicazione fra pubblico e privato, in un quadro istituzionale che anziché agevolare e sostenere l’attività dei galleristi e degli artisti napoletani, ha visto istituzioni, quali l’Accademia delle Belle Arti di Napoli, prive di ogni forma di legame con il mondo dell’arte cittadino, nazionale ed internazionale, lontane da logiche che a Milano come a Torino hanno permesso di porre le basi per un tessuto e quindi un dialogo produttivo tra gli attori dei rispettivi scenari artistici.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">In mancanza di strumenti efficaci, l’iniziativa  è sempre lasciata nelle mani dei singoli, i quali hanno chiaramente come unica strada quella tesa ad allungare il raggio d’esperienza il più possibile, spostandosi ed aprendo i propri orizzonti, ma senza subire il fascino di contenuti nati alla luce di altre dinamiche socio-culturali</span>, bensì approfittando del confronto per definire meglio i propri confini ed ampliarli, aprendosi sempre al contatto con tutte le realtà presenti sul proprio territorio.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Tale atteggiamento di apertura, se giusto concettualmente, riserva uno stereotipo, insito in molti di noi, contro cui ogni napoletano deve più duramente scontrarsi: celare un profondo senso d’inadeguatezza dietro l’ammirazione per ciò che di bello offre il mondo</span>, senza permettere mai di trasformare con le esperienze all’estero, quanto di buono si è vissuto ed esiste a Napoli.</p>
<p>In questo quadro d’insieme, l’apertura al dialogo sembra essere tanto più urgenza se parliamo di chi poi sostiene da sempre la produzione locale. <span style="color: #ff0000;">Le gallerie private, che singolarmente riescono a raggiungere grande visibilità a livello internazionale, puntano il dito (spesso a ragione) verso un sistema dell’arte monco di professionalità fondamentali e supporto adeguato. D’altra parte, è indubitabile che il primo limite nel perseguimento di questi obiettivi va ricercato nell’incapacità di fare rete.</span> È diventata ormai leggenda metropolitana la possibilità, espressa da più parti e da noi stessa abbracciata e sostenuta con entusiasmo, di un <span style="color: #ff0000;">opening collettivo</span>, che offrisse l’occasione per un diverso richiamo mediatico. Tuttavia parte dei diretti interessati, oltre agli enti locali, risultano curiosamente insensibili alla proposta ed una volta ancora il progetto è andato a sfumare.</p>
<p>Mancando iniziative comuni, come pure una certa lungimiranza nell’individuazione di uno spirito collettivo, ci si limita a seguire percorsi paralleli che non trovano mai punti d’incontro, il più delle volte per una scarsa fiducia reciproca, che ha ragioni ancestrali.<span style="color: #ff0000;"> Il peso della storia, che ogni spazio si porta dietro, può schiacciare le prospettive future? </span>Dalla risposta a questa domanda può dipendere l’individuazione di un’identità fondamentale allo sviluppo sociale oltre che artistico della città.</p>
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		<title>Napoli allo specchio: l’immagine riflessa  Curatori-Musei e Fondazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 12:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MoonboW</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di MoonboW Dopo cinque mesi di interviste e di dibattito, iniziamo oggi a trarre le nostre conclusioni partendo proprio dagli ultimi due temi. Le nostre riflessioni non vogliono tirare le somme in maniera definitiva alla discussione, ma è il tentativo di dare organicità ad un discorso che non può che rimanere aperto: la nostra lettura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/mw-gold.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1405" src="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/mw-gold.jpg" alt="" width="375" height="317" /></a></p>
<p>di <span style="color: #ff0000;"><strong><em>MoonboW</em></strong></span></p>
<p>Dopo cinque mesi di interviste e di dibattito, iniziamo oggi a trarre le nostre conclusioni partendo proprio dagli ultimi due temi.</p>
<p>Le nostre riflessioni non vogliono tirare le somme in maniera definitiva alla discussione, ma è il tentativo di dare organicità ad un discorso che non può che rimanere aperto: la nostra lettura allargata a qualsiasi ulteriore contributo.<span id="more-1404"></span></p>
<p>Partiti dal luogo comune che vede Napoli culturalmente vivace,  abbiamo scoperto che si tratta di dinamismi implosivi e a volte reattivi.  Una città viva ma non animata da tensioni costruttive e produttive: <span style="color: #ff0000;">si reagisce ad una costante sensazione di emergenza con spinte isolate ed immediatamente azzittite da un quadro istituzionale e politico incapace di coordinare le risorse sul territorio</span>.</p>
<p>Gli sforzi tesi a fronteggiare le numerose difficoltà che ogni professione incontra nel quotidiano, ha sviluppato una  falsa percezione di ciò che si produce, <span style="color: #ff0000;">autodefinendosi speciale</span>.  Le sparute eccellenze, sempre ostacolate, fanno aprire gli occhi su una realtà che rende speciale quanto altrove è normale e soffrono di un sentimento di disillusione e di isolamento.</p>
<p>L’unico esponente di un’istituzione cittadina che ha voluto partecipare al nostro dibattito, delinea invece un quadro differente: un sistema dell’arte pressoché completo in una realtà vivace più di altre città italiane, con margini di miglioramento. <span style="color: #ff0000;">Panorami differenti, dovuti ad angoli di osservazione diversi? La città cambia a seconda del luogo e della posizione da cui la guardi?</span></p>
<p>Da che punto di vista le guardano le Fondazioni private cittadine? Mistero!  Non è dato saperlo, visto l’assordante silenzio degli interpellati.<span style="color: #ff0000;"> Certo è che tutti notano l’assenza di ogni forma di serio ed aperto scambio intellettuale, dove proprio le fondazioni potrebbero giocare un ruolo da protagoniste e da intermediarie</span>.</p>
<p>Forse le cause partono da lontano, <span style="color: #ff0000;">mancando a tutti gli effetti politiche formative in grado di far nascere un tessuto su cui costruire una continuità futura</span>: una volta elevato il dibattito dal punto di vista contenutistico, sarebbe inevitabile un innalzamento anche del livello qualitativo dell’offerta prodotta. <span style="color: #ff0000;">E</span><span style="color: #ff0000;">vidente che una tale premessa preparerebbe un terreno fertile ad attività curatoriali attente ai dinamismi cittadini e capaci di traslare costruttivamente le forze disorganiche della città</span>.</p>
<p>Ci si lamenta di quanto i contenuti (e non solo) siano sempre importati dall’esterno ed adattati a contenitori che mai come come in questa città sono particolari,  ma solo fornendo ed incentivanto la professionalizzazione si potrebbe creare “il valore aggiunto” originario.</p>
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		<title>Artisti in transito… la Festa del Migrante</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 16:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Nico Si è conclusa da poco a Bologna, presso neon/campobase la Festa del Migrante, originale commistione di arte, suoni e sapori, che ha portato una trentina di artisti a confrontarsi sul tema dei transiti nel mondo contemporaneo. Nel nostro essere cittadini del mondo, al passo con i tempi, quante tracce lascia nel nostro modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong><span style="color: #ff0000">Nico</span></strong></p>
<p><a href="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/migrante1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1400" src="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/migrante1-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a></p>
<p>Si è conclusa da poco a Bologna, presso <span style="color: #ff0000"><strong>neon/campobase</strong></span> la <span style="color: #ff0000"><strong>Festa del Migrante</strong></span>, originale commistione di arte, suoni e sapori, che ha portato una trentina di artisti a confrontarsi sul tema dei transiti nel mondo contemporaneo.</p>
<p><span id="more-1399"></span></p>
<p>Nel nostro essere cittadini del mondo, al passo con i tempi, quante tracce lascia nel nostro modo di guardare la realtà il paese d’origine, col suo bagaglio di tradizioni e cultura?</p>
<p>Ma ancor più di questo, quali sono le interferenze che derivano dal contatto con uno scenario del tutto diverso?</p>
<p>Muovendosi nel labile confine dell’imprevisto i curatori hanno inviato un invito aperto a prendere parte alla Festa con qualunque tipo di contributo: testi, lavori, oggetti in genere. La risposta è stata in molti casi sorprendente, portando alla luce non solo le esperienze personali, ma anche squarci delle società in cui queste si sono plasmate, ampliando il campo ad uno studio dei flussi contemporanei e delle dinamiche d’integrazione.</p>
<p>Tra i protagonisti <span style="color: #ff0000"><strong>Eugenio Tibaldi</strong></span>, che dieci anni fa ha seguito una rotta inversa a quella più consueta, spostandosi verso la periferia napoletana, con una ricerca proseguita proprio sullo studio delle dinamiche estetico-economiche dei luoghi da lui visitati. Presente anche <span style="color: #ff0000"><strong>Luigi De Simone</strong></span>, ormai da anni di casa a Berlino, lavorando spesso parallelamente sull’universo privato e sul riscatto da offrire alle realtà marginali rispetto alle grandi città. Assente, invece, solo per motivi di tempo, <span style="color: #ff0000">Marinella Senatore</span> (di base a Madrid), che da sempre adopera il tessuto sociale del luogo dove, di volta in volta, va a realizzare le sue produzioni, come risorsa materiale e progettuale.</p>
<p><span style="color: #ff0000"><strong>Viviana Checchia</strong></span>, co-curatrice dell’evento insieme a <span style="color: #ff0000"><strong>Gino Gianuizzi</strong></span> e <span style="color: #ff0000"><strong>Anna Santomauro</strong></span>, sottolinea la risorsa che può costituire una riflessione di questo tipo in termini di scambio d’informazioni, oltre che intellettuale, rivalutando il concetto di migrazione e, tanto più di emigrazione, a favore di un’accezione positiva che moltiplichi le occasioni di dialogo tra le culture. Uno spunto pieno di buone premesse anche per MoonboW… stay tuned!</p>
<p><span style="color: #ff0000">Artisti partecipanti:</span> Rebecca Agnes, Elena Bellantoni, Davide Bertocchi, Mara Bertone, Leonora Bisagno, Ivo Bonacorsi, Enrico Bressan, Augusto Buzzegoli, Chiara Cardinali, Valentina Curandi, Luigi De Simone, Martina Della Valle, Eleonora Farina, Chiara Fumai, Eloise Ghioni, Sabina Grasso, Cecilia Guida, Silvia Iorio, Lucia Leuci, Matteo Lucchetti, Gemis Luciani, Teodoro Lupo, Lucio Nardi, Paolo Parisi, Eugenio Percossi, Anna Rispoli, Mili Romano, Eugenio Tibaldi, Serena Vestrucci, Valentina Vetturi, Angela Zurlo.</p>
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		<title>Napoli allo specchio #4 / MUSEI E FONDAZIONI: l&#8217;opinione di Umberto Di Marino</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 12:33:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MoonboW</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di MoonboW ﻿ Aspettando di chiudere la quarta parte della nostra inchiesta su musei e fondazioni, abbiamo raccolto anche il parere del direttore della Galleria Umberto Di Marino, che ha da sempre mostrato grande attenzione al contesto cui si è rapportato nel corso degli anni, a partire dall’esperienza di Giugliano, fino all’attenzione dimostrata nei riguardi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong><span style="color: #ff0000">MoonboW</span></strong></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/the_anatomy_lesson1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1388" src="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/the_anatomy_lesson1.jpg" alt="" width="454" height="341" /></a></p>
<p>﻿</p>
<p>Aspettando di chiudere la quarta parte della nostra inchiesta su musei e fondazioni, abbiamo raccolto anche il parere del direttore della <span style="color: #ff0000"><strong>Galleria Umberto Di Marino</strong></span>, che ha da sempre mostrato grande attenzione al contesto cui si è rapportato nel corso degli anni, a partire dall’esperienza di Giugliano, fino all’attenzione dimostrata nei riguardi di giovani artisti e curatori per il programma dello spazio napoletano.</p>
<p><span id="more-1384"></span></p>
<p>Entriamo immediatamente nel vivo della questione, quando gli chiediamo di esprimere un giudizio sull’attuale situazione delle istituzioni a Napoli. Premettendo di non essere interessato a sterili polemiche, <span style="color: #ff0000"><strong>Umberto Di Marino</strong></span> analizza i pro e i contro della gestione politica dei fondi destinati all’arte contemporanea.</p>
<p><span style="color: #ff0000"><strong>U.D.M.:</strong></span> « <em>Reputo generalmente positiva l’esperienza bassoliniana sull’arte contemporanea, ma si è persa l’opportunità d’istituzionalizzare ciò che era stato raggiunto. <span style="color: #ff0000">Non credo ci sia stata cattiva volontà, ma è indubitabile che se si fosse speso qualcosa in meno per Piazza del Plebiscito, maturando invece risultati concreti con delle acquisizioni e facendo formazione, forse si sarebbero tutti convinti che si trattava di realtà interessanti.</span> Ora abbiamo due luoghi vuoti adatti alle esposizioni, il MADRE ed il PAN, ma l’uno senza contenuto perché privo di una collezione significativa, l’altro che il più delle volte sperpera fondi alla ricerca di un’identità più precisa, trovandosi ancora senza un direttore artistico (terminate le esperienze di Lóránd Hegyi e Julia Draganovic).</em> »</p>
<p>Quali sono, dunque, le aspettative che si erano poste nell’apertura dei musei in città? Sono state del tutto disattese?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000">U.D.M.:</span></strong><span style="color: #ff0000"> </span>« <em>Massimo De Carlo, chiedendo l’apertura di un museo a Milano, in rappresentanza di tutte le gallerie, ne promosse l’istituzione anche per <span style="color: #ff0000">dare ossigeno agli spazi di ricerca</span>. Si tratta di una consuetudine internazionale quella per cui le istituzioni sostengono il lavoro delle gallerie in tanti modi diversi, non si tratta di assistenzialismo (come una volta ebbe a dire Trione), ma di riconoscere il ruolo che anche noi assumiamo all’interno di un territorio.</em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000">La formazione poi è un argomento al quale un museo dovrebbe, a parer mio, dedicare attenzione</span><span style="color: #ff0000">, ad esempio organizzando una scuola curatoriale o stipulando convenzioni con le università.</span> Chi è passato per il MADRE (Gigiotto Del Vecchio, Eugenio Viola, Adriana Rispoli) ha maturato la propria esperienza personalmente, come pure le professionalità formatesi in galleria. Tuttavia questo rende il sistema sempre precario e difficilmente definibile.</em></p>
<p><em>Ovviamente, come ho già accennato, c’è poi il problema della collezione permanente quasi inesistente, quando invece <span style="color: #ff0000">sarebbe molto produttivo incentivare i collezionisti o direzionare i propri interessi anche verso giovani artisti.</span> Per quanto mi riguarda è esemplare il caso dell’installazione di Simon Fujiwara, passata per Napoli in tempi non sospetti, che dopo i riconoscimenti ottenuti all’estero ha visto lievitare rapidamente le sue quotazioni negli ultimi mesi.</em></p>
<p><em>Bisogna ad ogni modo riconoscere ai musei dei meriti: sono state organizzate delle grandi mostre, si è cercato d’instaurare un minimo di rapporto col territorio, ma purtroppo restano un’occasione mancata.</em> »</p>
<p>Sembra allora sia giunto il momento di arrendersi oppure resta ancora qualcosa d’incompiuto, che vale la pena di valorizzare?</p>
<p><span style="color: #ff0000"><strong>U.D.M.:</strong></span> « <em>Non vorrei ripetere opinioni ormai già troppe volte espresse da più parti, ma per quanto riguarda il futuro credo obiettivamente che il cambiamento politico inciderà sulla situazione culturale a Napoli. Non ne capisco l’utilità, ma ne comprendo strategicamente le motivazioni, visto che la sinistra si è sempre fortemente identificata con la cultura. Sicuramente <span style="color: #ff0000">si dovrebbe approfittare delle piccole realtà esistenti, riferendomi alle associazioni ed alle gallerie, ma finalmente mettendo ordine in questo ambito sul criterio della qualità</span>, non concedendo contributi a pioggia, ma ancora una volta dando opportunità formative di crescita, soprattutto ai giovani.</em> »</p>
<p>Si è, quindi, sottolineata chiaramente una volta di più l’importanza di creare categorie e valori con cui mettere ordine nel magmatico sistema dell’arte partenopeo. Cercheremo di tirarne le somme nel nostro ultimo intervento per questa stagione, lasciando ampio spazio a tutti quelli che vorranno aggiungere il loro commento.</p>
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		<title>Cicelyn, Caldoro e MADRE…nel gioco delle tre carte qual è quella che vince?</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariateresa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Maria Teresa Ci siamo tenuti sempre da parte intorno a tutto il parlare e lo sparlare del MADRE, del direttore Cicelyn e via dicendo: ci sembrava superfluo perché veniva detto di tutto ed il contrario di tutto sempre con occhio autoreferenziale, manco che i musei di arte contemporanea fossero stati inventati a Napoli e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/contatori-2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1378" title="contatori 2" src="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/contatori-2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>di <strong><em><span style="color: #ff0000;">Maria Teresa</span></em></strong></p>
<p>Ci siamo tenuti sempre da parte intorno a tutto il parlare e lo sparlare del<span style="color: #ff0000;"><strong> MADRE</strong></span>, del direttore <span style="color: #ff0000;"><strong>Cicelyn</strong></span> e via dicendo: ci sembrava superfluo perché veniva detto di tutto ed il contrario di tutto sempre con occhio autoreferenziale, manco che i musei di arte contemporanea fossero stati inventati a Napoli e solo a Napoli si sapessero gestire.</p>
<p>Non abbiamo mai fatto notare che millantare come normale  un budget di oltre un milione di euro per una mostra fosse assurdo, visto che musei quali il <span style="color: #ff0000;">MoMa</span> di New York non superano gli 800.000 dollari per mostre con prestiti di pregio assoluto da più musei internazionali (ma forse Napoli ha costi maggiori della Grande Mela..), né che € 500.000 per una installazione a<span style="color: #ff0000;"> Piazza del Plebiscito </span>di un artista (<span style="color: #ff0000;">Cartsten Nicolai</span>) le cui quotazioni non superano mai qualche migliaia di euro, fosse una pazzia….Fare i conti della spesa non è proprio di nostro gradimento.<span id="more-1377"></span></p>
<p>Ma soprattutto, non abbiamo neanche fatto notare che tutto questo stupore per i budget  fosse sorto solo allo scadere della giunta <span style="color: #ff0000;">Bassolino</span>, quando si sapeva già da tempo che erano i normali fondi messi a disposizione per il <span style="color: #ff0000;">Madre</span> da anni.</p>
<p>Stavolta però l’articolo pubblicato la settimana scorsa su “<span style="color: #ff0000;"><strong>L</strong></span><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="color: #ff0000;">’</span>Espresso”</strong></span> a firma di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alessandra Mammì </strong></span>ci ha fatto molto pensare…il <span style="color: #ff0000;"><strong>MADRE</strong></span> chiude perché non ci sono i soldi per pagare le bollette Enel?</p>
<p>Come faceva notare l’illustre giornalista solo a Napoli quelli che sono problemi di cattiva gestione divengono scene “madri” da sceneggiata napoletana…con persone farsi scudo umano a proteggere i contatori dal taglio delle forniture!!!!</p>
<p>Addirittura <strong><span style="color: #ff0000;">Francesco Bonami</span></strong> sulle pagine del <span style="color: #ff0000;"><strong>“Riformista”</strong></span> scomodava teorie psicoanalitiche affermando che &#8220;Il museo napoletano soffre di quello che lo psicoterapeuta Ernst Bernhard nel 1961 chiamava &#8220;il complesso della Grande Madre&#8221; parlando della analisi psicologica della società italiana”, personificando la Madre con l’ex governatore <span style="color: #ff0000;"><strong>Bassolino</strong></span>.</p>
<p>Se le serate di <span style="color: #ff0000;"><strong>Madrenalina</strong></span> dovevano salvare il museo da questa nefasta sventura (più volte si ribadiva che gli incassi di quelle serate servivano a pagare tali forniture…) non ci si spiega perché un museo dovrebbe chiudere per cattiva gestione, mentre, ironia della sorte, ci si industria ad organizzare mostre con il tema delle energie rinnovabili ( <span style="color: #ff0000;">“Trasparenze. L‘arte pr le energie rinnovabili” </span>a cura di <span style="color: #ff0000;">Laura Cherubini</span> dal 15 settembre).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/Orologio1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1380" title="Orologio" src="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/Orologio1-678x1024.jpg" alt="" width="542" height="819" /></a></p>
<p>Il museo è un bene della collettività e per la collettività, non è proprietà né del direttore né delll&#8217;ex Governatore della regione, (che non possiamo che ringraziare per aver dato a Napoli un museo di arte contemporanea) che sono certa vorrebbe lunga vita alle istituzioni napoletane a prescindere dal colore della giunta regionale.</p>
<p>Io non so se il nuovo governatore <span style="color: #ff0000;"><strong>Caldoro</strong></span> ami oppure no l’arte contemporanea ma credo che questo sia un dubbio assolutamente privo di qualsiasi interesse ed anche illegittimo da porsi: se per assurdo <span style="color: #ff0000;">Caldoro</span> fosse allergico alle rose, dovremmo distruggere tutti i roseti campani? Non è forse interesse del Governatore avere nel proprio territorio istituzioni vive ed efficienti? Non porta lustro anche alla sua amministrazione avere musei con mostre di rilievo internazionale?</p>
<p>Se la gestione non è stata efficiente si cambia gestione, ma perché dovrebbe scomparire una istituzione visto che è anche sostenuta da fondi europei scevri dai tagli alla cultura che il Governo italiano ha deliberato?</p>
<p>Molti sono i dubbi intorno a queste vicende: per esempio non ci si spiega perché sia stata cassata quindici giorni prima dell’<em>opening</em> la mostra collettiva <span style="color: #ff0000;"><strong>“Il Ventre di Napoli”</strong></span> a cura di <span style="color: #ff0000;"><strong>Patricia Pulles</strong></span> che si sarebbe dovuta inaugurare lo scorso 8 luglio visto che si trattava di un progetto finito e finanziato dalla <span style="color: #ff0000;">Netherlands Foundation for Visual Arts</span>, <span style="color: #ff0000;">Design and Architecture</span>, da <span style="color: #ff0000;">l’Assessorato alla Cultura della città di Rotterdam</span> e dal <span style="color: #ff0000;">Centro delle Arti Visuali di Rotterdam</span>….mentre <span style="color: #ff0000;"><strong>l’Estate al Madre </strong></span>(precisiamo con nostro piacere) è iniziata e continua consumando i suoi degni KW in tranquillità.</p>
<p>Noi amiamo il <span style="color: #ff0000;">Madre</span>, il <span style="color: #ff0000;">Pan</span>, il <span style="color: #ff0000;">museo di Capodimonte</span> e tutto ciò che è arte e cultura a Napoli ed in Campania e sinceramente non vorremmo che in un prossimo futuro si sentissero anche  voci di collezionisti che hanno prestato le opere al Madre impauriti da una possibile chiusura…nei momenti di difficoltà il giusto atteggiamento è sempre quello costruttivo e mai quello distruttivo…quando la nave affonda solo i topi scappano…</p>
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		<title>Napoli allo Specchio #4/ Musei e Fondazioni: l’opinione di Mario Codognato.</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 19:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MoonboW</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><a href="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/foto-codognato.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1372" src="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/foto-codognato.jpg" alt="" width="675" height="338" /></a></p>
<p style="text-align: left">di <span style="color: #ff0000"><strong><em>MoonboW</em></strong></span></p>
<p>Come anticipato, questa puntata della nostra inchiesta ha come interlocutore uno dei protagonisti della vita artistica napoletana: <span style="color: #ff0000"><strong>Mario Codognato </strong>curatore capo</span> al <span style="color: #ff0000"><strong>MADRE</strong> </span>sin dalla sua apertura, veneziano di origine ma con un passato internazionale che ci darà sicuramente un punto di vista aperto e consapevole della realtà napoletana.<span id="more-1371"></span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000">Mario Codognato</span></strong>: <em>”Sicuramente si può definire <span style="color: #ff0000">Napoli una città culturalmente vivace</span>. Tenendo conto di tutte le problematiche sociali ed economiche, con le  peculiarità che la contraddistinguono, e della sua posizione geo-politica non proprio strategica nell’attuale assetto mondiale, la metropoli partenopea riesce sempre a far parlare di sé anche in ambito culturale, spesso più di altre città italiane.  Detto ciò, resta ancora molto da fare per renderla ancora più vivace.”</em></p>
<p>Ma allora i musei possono avere un grande ruolo nella città? Ed in cosa possono distinguersi?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000">M.C</span></strong><span style="color: #ff0000">.</span>:   <em>“</em><em>I musei dovrebbero introdurre al grande pubblico, cioè anche a quello non specialistico, i linguaggi e i temi dell’arte contemporanea, che poi riflettono quelli del nostro tempo, inquadrarli in una prospettiva storica e fornire gli strumenti sufficienti alla loro fruizione. Penso ovviamente che anche un museo napoletano debba fare altrettanto. <span style="color: #ff0000">Penso sia importante proporre un’offerta la più ampia possibile, che comprenda i grandi protagonisti e i grandi movimenti internazionali così come quanto accade in città, soprattutto da parte degli artisti più giovani.</span>”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Quindi Napoli può avere dei valori aggiunti rispetto ad altre città italiane o straniere?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000">M.C</span></strong><span style="color: #ff0000">.</span>: <em>“</em><em>Nelle debite proporzioni, dovute alla dimensione della città e alle peculiarità di cui sopra, <span style="color: #ff0000">Napoli ha un sistema dell’arte pressoché completo</span> con i musei, le gallerie, gli artisti, i collezionisti ed il pubblico, <span style="color: #ff0000">che sicuramente è un valore aggiunto rispetto ad altre città italiane. Inoltre gli artisti adorano Napoli ed un invito a lavorare a Napoli non è quasi mai rifiutato</span>. “ </em></p>
<p>Un parere totalmente positivo che, nonostante le difficoltà che oggi Napoli sta vivendo, vede ancora spazi di espansione e di miglioramento. Una prospettiva che forse ai più potrà sembrare inaspettata, ma che ci lascia ben sperare sul futuro della città. Voi che ne pensate?</p>
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		<title>PAN studios: una calda accoglienza per i giovani artisti della residenza.</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 12:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Nico Mercoledì 14 luglio al PAN il calore napoletano si è fatto sentire, in tutte le sue accezioni, durante la torrida conferenza stampa che ha ufficialmente dato il benvenuto agli artisti ospitati dal programma di residenze promosso dal Comune di Napoli. Schierati alla presentazione: il direttore artistico Daniel Buren, insieme alla maggior parte dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong><span style="color: #ff0000">Nico</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000"> </span></strong></p>
<div id="attachment_1366" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/P1000570.jpg"><img class="size-medium wp-image-1366" src="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/P1000570-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" /></a><p class="wp-caption-text">Marina Vergiani, Daniel Buren, Nicola Oddati</p></div>
<p>Mercoledì 14 luglio al <span style="color: #ff0000"><strong>PAN</strong></span> il calore napoletano si è fatto sentire, in tutte le sue accezioni, durante la torrida conferenza stampa che ha ufficialmente dato il benvenuto agli artisti ospitati dal programma di residenze promosso dal <span style="color: #ff0000">Comune di Napoli</span>.</p>
<p><span id="more-1363"></span></p>
<p>Schierati alla presentazione: il direttore artistico <span style="color: #ff0000">Daniel Buren</span>, insieme alla maggior parte dei membri del Comitato di coordinamento e selezione (<span style="color: #ff0000">Marina Vergiani</span>, <span style="color: #ff0000">Maria Gloria Bicocchi</span>, <span style="color: #ff0000">Giuseppe Merlino</span>, assente per improrogabili impegni <span style="color: #ff0000">Graziella Buontempo</span>), con l’Assessore alla Cultura <span style="color: #ff0000">Nicola Oddati</span>.</p>
<p><span style="color: #ff0000"><strong>Marina Vergiani</strong></span>, introducendo gli scopi delle attività che si svolgeranno nei prossimi sei mesi, ha posto l’accento sull’attenzione diretta alla <span style="color: #ff0000">r</span><span style="color: #ff0000">iformulazione del concetto di arte pubblica</span>. Una nuova rotta che passi anche da iniziative come queste, portando gli spazi espositivi a divenire anche punti d’incontro e centri di produzione. Obiettivo sicuramente augurabile e finalmente in linea con quelli che dovrebbero essere gli scopi del Palazzo delle Arti di Napoli, da sempre alla ricerca di una sua identità più definita.</p>
<p>In linea con questa premessa di partenza è stata affidata la direzione a <span style="color: #ff0000"><strong>Daniel Buren</strong></span>, artista con vasta esperienza nel confronto arte/spazio pubblico. Il nuovo corso dato alle relazioni tra PAN e territorio si sostanzierà, infatti, in una progettualità che investa <span style="color: #ff0000">l’area occidentale della città </span>(da Fuorigrotta, a Bagnoli, fino a Pozzuoli), intorno alla quale graviteranno pure i lavori esposti nella mostra conclusiva.</p>
<p>Insomma un concerto di buoni propositi… unica nota stonata, come d’abitudine, è nelle modalità di scelta degli artisti, genericamente chiamati su invito, prevedendo un 50% di presenze italiane ed un 50% dall’estero. Non si esprimono qui giudizi frettolosi sulle singole ricerche, che avranno tempo e luogo per essere sviluppate, ma è chiaro che si desidererebbe sempre una maggiore trasparenza quando per una volta si offrono concrete possibilità ai giovani. Quasi a prevenire questi dubbi, aprendo la cartella stampa, balza agli occhi una tardiva <em>application form</em>, mentre la direttrice avverte subito che dall’anno prossimo si procederà per regolare bando.</p>
<div id="attachment_1367" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/P1000572.jpg"><img class="size-medium wp-image-1367" src="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/P1000572-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a><p class="wp-caption-text">Un momento d&#39;incontro tra l&#39;Assessore e gli artisti della residenza (da sin. Leo Marz, Salvatore Elefante, Luana Perilli, Michael Just)</p></div>
<p>Dunque, è solo l’inizio di un ciclo, come ha tenuto a sottolineare <span style="color: #ff0000"><strong>Nicola Oddati</strong></span>, assicurando supporto per le prossime edizioni con inaspettato ottimismo. Lanciando un <em>assist</em> al prossimo <span style="color: #ff0000">Forum delle Culture</span>, le belle parole si sono sprecate nell’elogio del diritto alla cittadinanza, ovunque ci si trovi, tacciando di provincialismo quanti sono in apprensione per la fuga dei cervelli all’estero… L’auspicio anzi è quello di essere attrattori per chi viene da altre reltà, bypassando però un chiarimento su quali stimoli si offrano concretamente a chi arriva, al di là dell’abusata “energia autoctona”.</p>
<p>Difatti, il calendario degli incontri, organizzati in collaborazione con <span style="color: #ff0000"><strong>Pierreci</strong></span>, viene ancora avvolto nel mistero, eccezion fatta per una poco incoraggiante visita allo studio dell’inossidabile (con tutto il rispetto per un pezzo di storia) Gianni Pisani, mentre si glissa sui sopralluoghi all’area Ovest e sull’assistenza nella fondamentale fase di ricerca sul territorio.</p>
<p>In ogni caso aspettiamo con curiosità di seguire le avventure dei quattro artisti, che svilupperanno il tema comune in relazione alle differenti modalità di lavoro. <span style="color: #ff0000"><strong>Salvatore Elefante</strong></span> (Napoli, 1980) proseguirà la sua indagine fotografica sull’iconografia religiosa popolare napoletana, nonché sulla permeabilità tra spazio pubblico e privato, allargando il <em>concept</em> all’identità in relazione al corpo e allo spazio.<span style="color: #ff0000"><strong> Luana Perilli </strong></span>(Roma, 1981) rifletterà sulla stratificazione della memoria e sulle potenzialità narrative della città, confondendo gli stereotipi del linguaggio. <span style="color: #ff0000"><strong>Michael Just</strong></span> (Francoforte, 1979) punterà il suo focus sull’architettura, cogliendo l’occasione per approfondire le contraddizioni della cultura e della politica italiane. <span style="color: #ff0000"><strong>Leo Marz</strong></span> (Guadalajara, 1979), infine, prenderà in esame l’<em>iter</em> creativo ed i sistemi di produzione che sono alle spalle dell’opera d’arte, come di qualunque altro bene di consumo, nell’era di internet. Scrutando con occhi ancora non smaliziati la realtà napoletana, permetterà di seguire la prima fase documentativa da un canale dedicato su YouTube. L’augurio è che lo sguardo di tutti si faccia profondamente cosciente.</p>
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		<title>Napoli allo Specchio # 4/ Musei e Fondazioni : l’opinione di Raucci e Santamaria</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 16:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MoonboW</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di MoonboW La prima tappa di questa ultima riflessione dedicata ad i Musei ad alle Fondazione parte da un parere autorevole, quello di Umberto Raucci e Carlo Santamaria dell’omonima galleria napoletana. La galleria Raucci/Santamaria nei primi anni novanta si è immediatamente caratterizzata per la forza innovativa e internazionale presentando, in una città ancora addormentata dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/post-raucci.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1356" src="http://www.moonbow.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/post-raucci.jpg" alt="" width="386" height="467" /></a></p>
<p>di <span style="color: #ff0000;"><strong><em>MoonboW</em></strong></span></p>
<p>La prima tappa di questa ultima riflessione dedicata ad i Musei ad alle Fondazione parte da un parere autorevole, quello di <span style="color: #ff0000;">Umberto Raucci</span> e <span style="color: #ff0000;">Carlo Santamaria</span> dell’omonima galleria napoletana.</p>
<p>La galleria <span style="color: #ff0000;">Raucci/Santamaria</span> nei primi anni novanta si è immediatamente caratterizzata per la forza innovativa e internazionale presentando, in una città ancora addormentata dal dopo terremoto, artisti (anche in prima assoluta) che ora sono protagonisti della scena internazionale, da <span style="color: #ff0000;">Maurizio Cattelan</span> a <span style="color: #ff0000;">Peter Doig</span> fino a <span style="color: #ff0000;">Yang Fudong</span>.<span id="more-1355"></span></p>
<p>Presenti sempre in tutti i contesti di maggior riferimento, con artisti esposti nei più importanti musei internazionali, non potevamo fare a meno di conoscere il loro parere su Napoli e sulla sua vivacità culturale</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Raucci/Santamaria</span><span style="font-weight: normal;">:</span> </strong><em>“Si parla spesso genericamente di Napoli e gli aggettivi usati si sprecano:  pochi positivi ed in molti casi negativi. Poichè la maggioranza vince, ne elenchiamo alcuni negativi :  approssimativa &#8211; improfessionale -  caotica &#8211; dispersiva &#8211; inconcludente &#8211; impreparata &#8211; arretrata ed altri ancora sono usati per definire il territorio. Evitiamo i canonici aggettivi della vita di ogni giorno che la descrivono ed avremo un aspetto di questa “vivacità” devastante&#8230;&#8230;..!!! <span style="color: #ff0000;">Ogni tanto si accende una fiamma, per parlare di “culturale”, per essere rintuzzata nuovamente nel buio della cenere a seconda delle convenienze politiche. Da noi esiste l’emergenza e non la parola programmazione che indica sviluppo e si accompagna al concetto di continuità</span></em><em>.  Al contrario invece assistiamo all’involuzione della qualità della vivacità culturale che sta prosperando in questi ultimi anni &#8230;&#8230; fatte dovute e sparute eccezioni. <span style="color: #ff0000;">Quello che normalmente si fa in altri luoghi qui diventa “speciale” </span></em><em>in questa atmosfera perenne di precarietà. E in questo modo se ne giustifica l’eccezionalità e si condisce il tutto con discutibili valori aggiunti a uso e consumo della massa !!!  “<strong> </strong></em></p>
<p>Quindi le istituzioni come i Musei e le Fondazioni a Napoli in cosa si possono distinguere?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">R/S</span></strong> :<em>”Non crediamo che un museo o una fondazione napoletana abbiano dei caratteri o funzioni speciali rispetto a quelli che si attribuiscono normalmente a questi luoghi in altre parti del mondo. <span style="color: #ff0000;">O</span><span style="color: #ff0000;">gni Museo nel suo luogo d’origine contiene e custodisce opere, promuove mostre e così contestualizza un linguaggio nel proprio territorio e nel campo del contemporaneo</span>. Una fondazione può essere depositaria di collezione e promuovere attività come un museo a secondo delle sue specifiche finalità. Se vogliamo esprimere invece giudizi sui <span style="color: #ff0000;">Musei Napoletani del contemporaneo crediamo che siano partiti a suo tempo importando dall’esterno il contenuto senza avere alcuna relazione</span><span style="color: #ff0000;">, se non di scontro, con il contesto in cui operano per proprie finalità politich<span style="color: #ff0000;">e</span></span><span style="color: #ff0000;">. </span><span style="color: #ff0000;">Questo ha eliminato dall’inizio sia il rapporto storico che quello attuale di chi ha operato e opera e collezionato a Napoli nel campo dell’arte contemporanea.</span> Questo tradisce da un lato le aspettative e dall’altro qualsiasi progettualità e funzione, li rende estranei a concetti di difesa di continuità di un bene comune ed ancora una volta nega lo sviluppo del territorio. Gli aggettivi di prima confezionano bene l’abito anche in questo caso. Questa malsana abitudine Italiana di legare la politica di turno alla cultura, quasi da regime,  produce effetti temporanei nella programmazione ed effetti deleteri permanenti nei territori, qui a Napoli questi vanno considerati raddoppiati.”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Istituzioni alienate rispetto alla città, che rispondono a logiche lontane da quelle comuni ma in senso negativo, non per elevare ma per creare un clima di scontro. Possibile che non ci siano valori aggiunti in questa città?</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">R/S</span><span style="font-weight: normal;">:</span></strong><em> “Non possiamo più aspettarci niente&#8230;. e non c’è più nessun “valore aggiunto” &#8230;&#8230;..<span style="color: #ff0000;">bisogna uscire fuori dal luogo comune di sentirsi “speciali” se non si raggiunge uno stato di normale convivenza civile ed organizzativa</span>. Continuando a considerarsi “valore aggiunto” ci siamo scavati una fossa da cui è difficile risalire. <span style="color: #ff0000;">Basterebbe essere normali e già avremmo molto di più invece che questa paranoica follia tutta napoletana di considerarsi speciali</span> e di cui ne faremmo volentieri a meno. Agli occhi degli altri siamo solo considerati esotici e il giudizio che si crea all’esterno è di curiosa considerazione di ciò che si fà in un territorio disastrato come Napoli perchè in altri luoghi sarebbe di normale amministrazione. Il bel paesaggio è altra cosa e non può essere preso in considerazione per giustificare un mancato sviluppo dovuto ad una cultura autodistruttiva ed una classe politica inadeguata.</em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;">Noi non vediamo più  il “valore aggiunto” ma solo il peso costante del dover sfuggire all’esterno ai luoghi comuni che si costruiscono e vengono automaticamente prodotti da un sistema che vive di espedienti e di emergenze.</span></em></p>
<p><em>In questa situazione quel poco di buono che c’è resiste eroicamente con difficoltà ed è totalmente abbandonato a se stesso <span style="color: #ff0000;">nell’incuranza istituzionale</span>. Sono diventati, nel passare del tempo, molto più importanti i rapporti personali con gli artisti che esponi che non il contesto che li accoglie. Se vi riferite al primato dell’ affascinazione della città in rapporto agli artisti vi sottolineamo che esistono, attualmente nel mondo, molti più luoghi espositivi affascinati e funzionali per gli artisti. Infine con il “valore aggiunto” ci sono persone che hanno continuato e continuano a mistificare la verità a favore dei propri biechi interessi e che non hanno nulla a che fare con il reale significato di queste parole”.</em></p>
<p>Uno sguardo lucido che ha toccato diversi punti nevralgici di Napoli che, a nostro parere, è impossibile non condividere, soprattutto oggi in cui i venti intorno alle istituzioni museali napoletane sono quanto mai imprevedibili e confusi.</p>
<p>Nella prossima riflessione avremo uno dei protagonisti delle istituzioni napoletane che ci esporrà un diverso punto di vista.</p>
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